giovedì 29 gennaio 2026

Culture moderne



I mattoncini Lego sono stati accusati di omofobia dallo Science Museum di Londra attraverso un'audioguida dedicata alle "storie di comunità, esperienze e identità queer", perché hanno pensato che mattoncini Lego possano rafforzare l'idea che l'eterosessualità binaria sia la norma.

La teoria parte dal presuttosto che la parte superiore del mattone con i perni sporgenti sarebbe maschile, mentre la parte inferiore con i fori per ricevere i perni sarebbe femminile.

 E allora con la filettatura? La filettatura, dove una vite si accoppia con un dado, potrebbe suscitare perversi pensieri di “penetrazione patriarcale”, anche se questa volta è la vite (femminile) che penetra dentro il dado (mascile). Come la mettiamo?

E poi la filettatura è classista perché una vite M12 non si accoppierà mai con un dado M8 ed è razzista perché una filettatura ISO non si accoppierà mai con una filettatura Whithwoth.

 Aboliamo i mattoncini Lego e filettature.

Immagine tratta dalla Rete 

Come alcuni commentatori statunitensi vedono---

 la nostra Primo Ministro.

https://youtu.be/EonPLYOP6ME?si=7uBCDNeiHlNWaxQJ

 

martedì 27 gennaio 2026

L’Iran e i “Codici Napoleonici”


A metà degli anni ’70 un Amico, molto più grande di me e molto esperto di cose della vita, mi consigliò di leggere un libro. Il libro era “Razza padrona”, di Eugenio Scalfari e Giuseppe Turani, pubblicato da Feltrinelli nel 1974. Lo trovai interessante, per cui, quando il quotidiano “la Repubblica” iniziò le pubblicazioni, iniziai a leggerlo.

Dal 1967, e quindi da ben prima, la mia famiglia abitava nel Paese che nel 1969 inventò l’integralismo islamico, per cui sapevo sin nei più minuti dettagli come potevano andare le cose.

Rimasi veramente sorpreso quando lessi su quel quotidiano esattamente questa frese, che ricordo a memoria, tanto mi sbalordì: “Come non essere d’accordo con questa lotta di popolo che vuole abbattere il regime feudale dello Scià...”.

Si sapeva perfettamente che dietro la rivolta contro lo Scià c’erano gli Āyatollāh per cui “Ma questi ci sono o ci fanno?” fu la mia reazione.

Assieme a qualche altro articolo che non mi piacque affatto (erano gli “anni di piombo”), lasciai lasciai perdere la lettura di quel quotidiano.

 (Per inciso: la Jamāhīriyya, pur ispirandosi al Corano, ebbe una connotazione ben più “laica” rispetto al regime iraniano attuale, forse perché non passò per una fase di modernizzazione forzata come quella voluta dallo Scià.)

Lo Scià fece una marea di errori: senza parlare di quelli “politici” (ma “tutto è politica”, si diceva nel mitico ’68) ma solo di quelli di “immagine”, inorridivo quando vedevo nelle copertine dei rotocalchi di intrattenimento di allora (Oggi, Gente) la fotografia della Famiglia imperiale iraniana: lo Scià carico di medaglie e decorazioni e l’Imperatrice Soraya ...che indossava una minigonna.

In un Paese islamico?

Questi se la stanno cercando, pensavo.

Infatti, dietro le presioni americane, lo Scià fu costretto a fuggire (stendiamo un pietoso velo...) e il grifagno Āyatollāh Ruḥollāh Moṣṭafāvī Mōsavī Khomeynī, tornò in Iran da Parigi, dove si era rifugiato (Parigi, si noti bene...) e venne accolto da folle deliranti.

“Volevo ben dire..” fu il mio pensiero.

Il resto è Storia.

Qualche anno fa ascoltavo alla radio l’ intervista ad una Scrittrice iraniana che viveva anche lei, guarda caso, a Parigi. “Frequentavo l’ultimo anno delle Scuole superiori” diceva all’intervistatrice “ e partecipavo alle manifestazioni contro lo Scià. Tornavo a casa tutta contenta, e dicevo a mia madre: ‘Hai visto mamma? Stiamo mandanto via lo Scià!’”.

Mi rispose con una sola frase: “Te ne accorgerai, figlia mia!”.

Penso che la Scrittrice se ne sia accorta.

Diversi anni fa facevo una lunga passeggiata da Chelsea a Covent Garden dove, quando andavo a Londra, prenotavo sempre l’albergo. Arrivato a Trafalgar Square, proprio sotto la National Gallery, sento il rumore di tamburi e vedo lo sventolio di bandiere con la falce e martello. Incurioriosito, mi avvicino.

Cos’era? Una manifestazione di iraniani dissidenti.
“Ma questi non hanno proprio capito niente...” mi balenò per la testa.

Qualche anno fa mia Cognata mi pregò di accompagnare una sua Amica in una visità in Città. Durante la conversazione appresi che la Signora era Docente di Diritto Costituzionale in una importante Università belga e proveniva da Teheran, dove aveva partecipato ad un Convegno sul tema.

Naturalmente la cosa mi intrigò. “Ma che Codici si usano in Iran?” la mia domanda immediata.

“I Codici Napoleonici.” la sua altrettanto immediata risposta.

Già.

I Codici Napoleonici.
Questo dà la misura dell’ipocrisia delle dittature.

venerdì 23 gennaio 2026

Per Trump ci vorrebbe...

 un Prefetto Bocchini.

Il Reichssicherheitshauptamt Heinrich Himmler era così tanto fissato con la “germanicità” che a volte lo stesso Adolf Hitler, il quale era invece fissato con la “romanità”, doveva ricordargli che quando i Germani vivevano in capanne di fango, a Roma già esistevano i riscaldamenti centralizzati. (Albert Speer, Memorie del Terzo Reich).

Per cui il Reichssicherheitshauptamt Himmler trascorreva da diversi anni le vacanze estive nel caldo torrido dell’Italia del sud, affannandosi a cercare nel Busento la tomba di Alarico, re dei Visigoti, senza mai, ovviamente, trovare nulla.

Impietosito per tanto affannarsi il Prefetto Arturo Bocchini (San Giorgio la Montagna, 12 febbraio 1880 – Roma, 20 novembre 1940), Capo della Polizia, chiamò il Direttore del Museo Archeologico.
“Né, Prufessò” gli disse Bocchini “ che tenimm’ chessò, qualche spada, qualche elmo, qualcosa accussì, che così facimm’ stu Himmlér fesso e contento, che così ce lo leviamo pure dalle scatole?”
“Certamente Eccellenza, ne abbiamo casse piene....”
“Allora scavate n’a buca dint’o Busento e mettetecele dentro assieme a qualche osso di cavallo, qualche cranio.....Ahh, sapete come sono questi Tedeschi, anche qualche oggettino d’oro...”

E fu così che Heinrich Himmler “scoprì” nel Busento la tomba di Alarico.

Il Reichssicherheitshauptamt fu così contento della “scoperta” da partecipare nell’autunno del 1940 ai funerali del Prefetto e, sino a quando i nazisti occuparono l’Italia, nell’anniversario della morte fece depositare da due SS in alta uniforme una enorme corona d’alloro sulla sua tomba .

Quello che ci manca oggi per trattare con Trump è qualche politico che abbia l’intelligenza del Prefetto Bocchini.

Gerarchi fascisti e nazisti presenti ai funerali di Arturo Bocchini, tenutisi a Roma il 21 novembre 1940. Si riconoscono, da sinistra a destra: Karl Wolff, Reinhard Heydrich, Adelchi Serena, Heinrich Himmler, Emilio De Bono, Rodolfo Graziani, Hans Georg von Mackensen.

Air Force One II

Continua a sembrami particolarmente strano il fatto che l’Air Force One sia dovuto tornare indietro per un “guasto elettrico minore” mentre era in volo verso Davos. Una giornalista che segue da anni i viaggi presidenziali, è stata netta:”Mai capitata una cosa del genere in tutti i miei anni di carriera.”
 

Certamente, l’A.F.O. è completamente diverso da un 747 “normale” perché pieno zeppo di apparecchiature speciali come sistemi di trasmissione criptati al massimo livello di sicurezza, apparecchiature di rilevamento e disturbo di nissili antiaerei eventualmente sparatigli contro e via dicendo. Certo, qualsiasi apparecchiatura può essere soggetta ad un guasto, ma è anche vero che tutte queste apparecchiature vengono accuratamente testate prima della partenza, con procedure rigidissime.

La stessa Casa Bianca ha tentato di minimizzare, dicendo che il Presidente non è mai stato in pericolo etc.

Ma i due incidenti ai 737 Max, che sono costati la vita a centinaia di persone e miliardi di dollari di perdite alla Boeing mostrano cosa può succedere quando dentro uno dei computer di un aereo c’è una riga di programma sbagliata.
E in tempi di hacker...