A metà degli anni ’70 un Amico, molto più grande di me e molto esperto di cose della vita, mi consigliò di leggere un libro. Il libro era “Razza padrona”, di Eugenio Scalfari e Giuseppe Turani, pubblicato da Feltrinelli nel 1974. Lo trovai interessante, per cui, quando il quotidiano “la Repubblica” iniziò le pubblicazioni, iniziai a leggerlo.
Dal 1967, e quindi da ben prima, la mia famiglia abitava nel Paese che nel 1969 inventò l’integralismo islamico, per cui sapevo sin nei più minuti dettagli come potevano andare le cose.
Rimasi veramente sorpreso quando lessi su quel quotidiano esattamente questa frese, che ricordo a memoria, tanto mi sbalordì: “Come non essere d’accordo con questa lotta di popolo che vuole abbattere il regime feudale dello Scià...”.
Si sapeva perfettamente che dietro la rivolta contro lo Scià c’erano gli Āyatollāh per cui “Ma questi ci sono o ci fanno?” fu la mia reazione.
Assieme a qualche altro articolo che non mi piacque affatto (erano gli “anni di piombo”), lasciai lasciai perdere la lettura di quel quotidiano.
(Per inciso: la Jamāhīriyya, pur ispirandosi al Corano, ebbe una connotazione ben più “laica” rispetto al regime iraniano attuale, forse perché non passò per una fase di modernizzazione forzata come quella voluta dallo Scià.)
Lo Scià fece una marea di errori: senza parlare di quelli “politici” (ma “tutto è politica”, si diceva nel mitico ’68) ma solo di quelli di “immagine”, inorridivo quando vedevo nelle copertine dei rotocalchi di intrattenimento di allora (Oggi, Gente) la fotografia della Famiglia imperiale iraniana: lo Scià carico di medaglie e decorazioni e l’Imperatrice Soraya ...che indossava una minigonna.
In un Paese islamico?
Questi se la stanno cercando, pensavo.
Infatti, dietro le presioni americane, lo Scià fu costretto a fuggire (stendiamo un pietoso velo...) e il grifagno Āyatollāh Ruḥollāh Moṣṭafāvī Mōsavī Khomeynī, tornò in Iran da Parigi, dove si era rifugiato (Parigi, si noti bene...) e venne accolto da folle deliranti.
“Volevo ben dire..” fu il mio pensiero.
Il resto è Storia.
Qualche anno fa ascoltavo alla radio l’ intervista ad una Scrittrice iraniana che viveva anche lei, guarda caso, a Parigi. “Frequentavo l’ultimo anno delle Scuole superiori” diceva all’intervistatrice “ e partecipavo alle manifestazioni contro lo Scià. Tornavo a casa tutta contenta, e dicevo a mia madre: ‘Hai visto mamma? Stiamo mandanto via lo Scià!’”.
Mi rispose con una sola frase: “Te ne accorgerai, figlia mia!”.
Penso che la Scrittrice se ne sia accorta.
Diversi anni fa facevo una lunga passeggiata da Chelsea a Covent Garden dove, quando andavo a Londra, prenotavo sempre l’albergo. Arrivato a Trafalgar Square, proprio sotto la National Gallery, sento il rumore di tamburi e vedo lo sventolio di bandiere con la falce e martello. Incurioriosito, mi avvicino.
Cos’era? Una manifestazione di
iraniani dissidenti.
“Ma questi non hanno proprio capito
niente...” mi balenò per la testa.
Qualche anno fa mia Cognata mi pregò di accompagnare una sua Amica in una visità in Città. Durante la conversazione appresi che la Signora era Docente di Diritto Costituzionale in una importante Università belga e proveniva da Teheran, dove aveva partecipato ad un Convegno sul tema.
Naturalmente la cosa mi intrigò. “Ma che Codici si usano in Iran?” la mia domanda immediata.
“I Codici Napoleonici.” la sua altrettanto immediata risposta.
Già.
I
Codici Napoleonici.
Questo dà la misura dell’ipocrisia delle dittature.

Nessun commento:
Posta un commento